• Elisa Tricarico

L'altra faccia della mafia: le scritture di Falcone e Borsellino


Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono i due eroici magistrati italiani che hanno avuto il coraggio di affrontare e di sferrare una decisiva battaglia contro la mafia.


La prima vera disfatta di "Cosa Nostra" fu l'uso dei collaboratori di giustizia, i pentiti, strumento fino a quel momento usato solo contro il terrorismo, e che Falcone introdusse anche nella lotta contro la mafia.


Questa disfatta, però, firmò anche la loro condanna a morte: Falcone fu ucciso a Capaci con la moglie Francesca Morvillo, anch'essa magistrato, e la sua scorta, nell'autostrada che separa l'aeroporto di Punta Raisi da Palermo, con 100 chili di tritolo e un comando a distanza.


Paolo Borsellino, amico e collega di Giovanni Falcone ("Giovanni è il mio scudo, il mio scudo contro la mafia" diceva), muore in un attentato a Palermo, uscendo dalla casa di sua madre, appena due mesi dopo la morte del suo amico.


Così vicini negli ideali e nella vita professionale, Falcone e Borsellino presentano due personalità molto diverse, e le loro grafie ci aprono la porta verso la loro sfera più privata e intima, lontano dalla loro vita pubblica e dai riflettori ai quali, loro malgrado, hanno dovuto soccombere.


Una grafia di calibro grande e omogenea per Falcone, una scrittura veloce e più variabile per Borsellino…


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