• Elisa Tricarico

Disagio psichico e scrittura


La grafologia è una disciplina affascinante, ricca di spunti inattesi e viene anche chiamata “psicologia della scrittura”, termine coniato da Marco Marchesan, in quanto consente di conoscere la personalità, anche negli aspetti particolarmente profondi, le doti innate (temperamento), le qualità intellettive, le modalità relazionali e comunicative, la predisposizione a disturbi psicosomatici, compensazioni, meccanismi di difesa, e la gestione dell’emotività.

Scrivere è infatti un’attività simbolica, spaziale e temporale, con cui il gesto grafico si inscrive su una superficie, il nostro mondo circostante, lasciandovi la sua traccia, il suo ritmo, la sua energia, la sua forma, che la rende univoca e irripetibile.

La grafia, la scrittura personale, è qualcosa di immutabile, come un’impronta digitale che ci segue per la vita, una traccia di noi stessi. La scrittura infatti è il mezzo con cui esprimiamo le nostre emozioni e ci indica come ognuno di noi vive la sua affettività, in quale misura e con quali modalità, proprio perchè scrivere e’ un gesto inconscio, che si attua senza un controllo razionale. Per questo motivo, è in grado di rivelare la natura intima e più profonda dello scrivente.

Ogni tratto è l’espressione di una sensazione, che ci parla del nostro cuore, della nostra affettività, delle nostre percezioni e sentimenti più autentici, di come l’inconscio, la parte sommersa al di sotto della punta dell’iceberg, si manifesta e determina le nostre azioni e pensieri. La grafia è però anche indice e spia di allarme di alcuni disturbi psichici. A questo proposito, la grafologia medica è lo studio per l’individuazione di stati patologici. Negli ultimi anni è stata utilizzata, a livello sperimentale, come mezzo per aiutare a diagnosticare disturbi del sistema nervoso centrale e periferico.

Gli studiosi sono riusciti a collegare le singole alterazioni grafiche, come la scrittura tremolante, le lettere mancanti, le frasi non finite, con disturbi specifici, quali l’alcolismo, la tossicodipendenza, le forme epilettiche, le disfunzioni del sistema nervoso, le malattie mentali e le malattie psicosomatiche. Nella personalità di ognuno di noi c’è un lato nascosto, oscuro, normalmente controllato che, se liberato, comporta la mancanza di freni inibitori alle nostre azioni, anche le più pericolose e criminose. Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, sosteneva che “ogni uomo ha istinti aggressivi e passioni primitive che lo portano allo stupro, all’incesto e all’omicidio e che sono tenute a freno, in maniera imperfetta, dalle istituzioni sociali e dai sensi di colpa”.

La formazione del Super-Io, sede delle regole sociali e della morale, contribuisce a porre limiti alla sfera istintuale, chiamata da Freud ES, componente inconscia, sommersa, governata dal principio del piacere. Anche Karl Gustav Jung, allievo di Freud, si interessa dell’Ombra, l'insieme delle funzioni e degli atteggiamenti non sviluppati della personalità e messi a tacere, soffocati (colpe, vergogne, etc.); tutto quello che abbiamo rimosso nell’inconscio per paura di essere respinti dalle persone che hanno giocato un ruolo determinante nella nostra educazione. È, quindi, una energia psichica compressa, ma sempre viva e attiva, che assicura il contatto con le profondità nascoste della nostra anima, con la vita, la vitalità e la creatività. La maggior parte delle persone non commette crimini perché i freni inibitori interni, così come il Super-Io, l’agente regolatore, mediatore, “giudicante”, funzionano correttamente.

L’azione criminosa, invece, dipende da numerosi fattori psicologici, ambientali ed occasionali che rendono il comportamento umano altamente imprevedibile.

Durante il seminario vi verranno mostrati scritture di personaggi di cronaca e non che mostrano dei chiari segni di disturbo, alla ricerca del “lato oscuro”.


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