Una donna uccisa ogni 60 ore. 18 vittime dall'inizio dell'anno

June 4, 2018

 

Il dato è impressionante eppure è una triste realtà.

 

Poco prima della fine della scorsa legislatura la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere è riuscita a presentare la sua Relazione finale, dalla quale emerge l'imponenza del fenomeno – che riguarda anche i minori – e l'inadeguatezza delle forme di prevenzione e contrasto. 

 

È il 18 gennaio del 2017 quando il Senato delibera l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta avente a oggetto il femminicidio e ogni forma di violenza di genere. 

 

Di femminicidio in Italia muore una donna ogni due giorni. La decisione di istituire una Commissione d'inchiesta segue i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’OMS, già con riferimento al 2002, individuava nell’omicidio da parte di persone conosciute, in particolar modo partner ed ex partner, la prima causa di uccisione nel mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni.

Con quello del 2013 (141 ricerche effettuate in 81 Paesi) definiva in conclusione la violenza contro le donne come questione strutturale globale

 

Se il 35 per cento delle donne subisce o ha subito nel corso nella vita qualche forma di violenza, non siamo di fronte a un’emergenza, ma un problema strutturale. Questa certezza, finalmente acquisita, chiarisce tutta l’inefficienza di un sistema che adotti, nell’azione di contrasto, solo politiche frammentarie e disorganiche. 

 

Se è vero che la recente produzione legislativa in tema di femminicidio ha previsto un aumento fino a un terzo della pena nel caso che i figli assistano a episodi di violenza domestica, e se è vero che nel gennaio 2018 è stata promulgata una legge che prevede la tutela di minori, rimasti orfani per crimini domestici, tuttavia, non possiamo ancora dirci soddisfatti. 

 

Da oggi la violenza domestica è maggiormente documentata. Trova spazio in un contesto istituzionale tutto ciò che gli addetti ai lavori e le operatrici dei centri antiviolenza ripetono da tempo: siamo dinanzi a un fenomeno che colpisce le donne in maniera specifica nell’ambito familiare.

 

Attraverso l’analisi grafologica degli autori e delle vittime di femminicidio è possibile analizzare se esistono dei segnali di allarme intercettabili e predittivi della violenza, della emotività incontrollabile, dell’incapacità di sopportare le frustrazioni e valutare se esiste un profilo vittimologico che si può evincere dai segni grafici, espressione della nostra personalità più recondita.

 

Verranno analizzati alcuni dei casi più diffusi dai mass media, sia da un punto di vista criminologico sul fenomeno del femminicidio di cui tanto si parla, sia da un punto di vista grafologico.

 

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