L'infinita trattativa

August 25, 2018

Lo stato italiano (o meglio: settori di esso, a volte molto importanti) nel corso della sua storia è spesso sceso a patti con le mafie.

In molti casi, anzi, le ha direttamente o indirettamente utilizzate per scopi inconfessabili.

 

Un esempio clamoroso lo troviamo nel processo in corso a Palermo sulla trattativa Stato-mafia e che il 20 Aprile 2018 è arrivato ad una storica sentenza di primo grado.

 

Di cosa si tratta, nello specifico? Dei rapporti intrattenuti da pezzi delle istituzioni (carabinieri del Ros, politici, imprenditori) con la mafia stragista e sanguinaria di Totà Riina.

Relazioni cominciate nel periodo a cavallo fra le stragi di Capaci e Via D’Amelio e continuata almeno fino al 1994.

 

In primo grado, i giudici hanno condannato a dodici anni di carcere gli ex vertici del Ros Mario Mori e Antonio Subranni. Stessa pena per l’ex senatore Dell’Utri e Antonino Cinà, medico fedelissimo di Totò Riina. Otto gli anni di detenzione inflitti all’ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno, ventotto quelli per il boss Leoluca Bagarella, cognato di Riina.

 

Anche se per il momento di primo grado, la sentenza è veramente storica: certifica infatti che almeno tre governi (Amato, Ciampi e Berlusconi) sono stati sotto la costante minaccia di ulteriori bombe mafiose, e per questo la loro politica di contrasto alla criminalità avrebbe potuto essere condizionata.

 

E in effetti di cose strane in quegli anni, ma anche in quelli successivi, ne sono successe parecchie.

Eventi inquietanti che possono davvero aver cambiato la storia del nostro Paese.

 

Scopriamoli insieme in questo Wine&Crime!

 

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