Scrittura dei detenuti, carcere e riabilitazione

January 5, 2019

Non solo violazione di una norma, il reato è soprattutto una ferita inflitta a un singolo o a una comunità.

 

Se oltre il 60% degli ex detenuti una volta a piede libero delinque nuovamente, è dimostrato che il rischio diminuisce quando il carcerato ha la certezza di investire su un progetto futuro realizzabile.

 

L’articolo 40 (corsi di addestramento professionale) della legge penitenziaria stabilisce infatti che “le direzioni degli istituti mettono a disposizione i locali per le attività didattiche e sollecitano i detenuti e gli internati a frequentarli”.

 

Eppure, il numero di detenuti che, in ambiente intra o extramurario, intraprende un nuovo percorso socio-lavorativo, rappresenta solamente un quinto della popolazione carceraria in territorio italiano.

Ad aggiungersi alle critiche mosse nei confronti dell’organizzazione del percorso di riabilitazione è il concetto stesso di ergastolo che sembra contraddire l’articolo 27 della Costituzione nel quale è stabilito che “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”.

 

In realtà sono stati molteplici gli interventi legislativi mirati a conciliare ergastolo e riabilitazione dell’individuo: è concessa infatti, dopo 26 anni di internamento, la libertà condizionale per buona condotta. La sentenza 168/1994 ha in più sancito l’inapplicabilità della pena d’ergastolo per i minori di 18 anni, in modo tale che i giovani siano protagonisti di un percorso di rieducazione.

La riabilitazione dell’individuo è quindi tema spinoso da decenni nella legislazione italiana ma le condizioni all’interno delle carceri permettono davvero di compiere un percorso di reintegrazione sociale?

 

Negli ultimi anni l’Italia è stata accusata di avere circa 60 mila detenuti nelle 206 carceri che dovrebbero avere invece una capienza di 40 mila posti. Il sovraffollamento nelle carceri è causato soprattutto da persone che essendo troppo povere, dopo aver scontato la propria pena e non avendo un posto dove andare, tendono a tornare nelle carceri per mancanza di alternative.

Per questo l’Italia è sesta in Europa per sovraffollamento. Questo fenomeno negli istituti di detenzione causa una diffusa violazione dei diritti e della dignità delle persone detenute.

 

Le carceri italiane vengono criticate per il numero di suicidi, per la mancanza di lavoro e di formazione che invece permetterebbero ai carcerati di rientrare nella società. Viene contestata inoltre la forte discriminazione nei confronti dei detenuti stranieri che nelle carceri della penisola sono 34,4%. Il sovraffollamento provoca inoltre diffusi problemi sanitari che suscitano nelle persone detenute molte forme di disturbo psichico che non consentono al carcerato di potersi redimere pienamente ma sortiscono l’effetto opposto.

Un esempio virtuoso è rappresentato dal carcere di Bollate, in cui è forte la presenza di progetti di riabilitazione sociale.

A sostegno di un percorso psicologico, l’analisi grafologica sulle scritture dei detenuti può essere uno strumento molto utile per verificare l’evoluzione della personalità dell’individuo durante il suo percorso all’interno del carcere, in termini di risorse psicologiche, relazionali e sociali acquisite.

 

Durante il seminario vi verranno presentate delle scritture di casi di cronaca che hanno segnato l’opinione pubblica, tra i quali, ad esempio, la morte del piccolo Samuele a Cogne per mano della madre, Annamaria Franzoni o ancora il caso di Novi Ligure, l’omicidio della mamma e del fratello per mano di Erika e il fidanzato Omar.

Chi sono veramente?

Cosa si nasconde davvero dietro la loro personalità?

Ci sono segni di psicopatologie?

E come si sono evolute durante il carcere?

Ne parlemo martedì 22 gennaio dalle 20.30 alle 22 in un altro incontro della rubrica Crimine & Inchiostro.

 

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