I nativi digitali: cyberbullismo e sexting

"In principio era il verbo, la parola. 
Essere umani significa essenzialmente parlare, comunicare, entrare nel gioco di una conversazione. La violenza ha questo di terribile e disumano. Nega il verbo. Interrompe il discorso. La violenza da così sacco alla cultura come fatto umano, nella sua duplice accezione normativa e antropologica”

F. Ferrotti, L’ipnosi della violenza, 1980.

 

Con il termine violenza si intende un atto volontario, esercitato da un soggetto su un altro, in modo da determinarlo ad agire contro la sua stessa volontà (etimologicamente: "che vìola", ciò che oltrepassa il limite della volontà altrui).

La violenza tra gli uomini è un'azione compiuta mediante l'abuso della forza da una o più persone, che provoca dolore ad altri individui, anche indirettamente, danneggiando.

L'abuso della forza può essere non solo fisico (con o senza armi), ma anche espressione di violenza verbale o psicologica. 

 

Con il termine cyber-violenza si identificano le azioni, aggressive e intenzionali, eseguite attraverso strumenti elettronici (sms, mms, immagini, foto o video clips, chiamate telefoniche, e-mail...), da parte di una singola persona o da un gruppo, che mirano deliberatamente a far male o a danneggiare un altro/a che non può facilmente difendersi e che si ripetono nel tempo, protraendosi per settimane, mesi o talvolta anni.

 

Esistono differenti forme di cyber-violenza tra le quali:
- Cyberbullismo (termine coniato da Belsey nel 2004): implica l’uso di informazioni e comunicazioni tecnologiche a sostegno di un comportamento intenzionalmente ripetitivo e ostile di un individuo o un gruppo di individui che intende danneggiare uno o più soggetti. Tale fenomeno può quindi essere definito come insieme di azioni di prepotenza, prevaricazione, molestia o ingiuria che sono agite da minori nei confronti di altri coetanei tramite mezzi elettronici.


- Sexting: il termine deriva dall’unione di sex (sesso) texting (pubblicare testo) e indica lo scambio o la condivisione di testi, video o immagini sessualmente espliciti che spesso ritraggono se stessi. Spesso gli adolescenti scambiano questo comportamento per un gioco che può però avere risvolti tali da alterare significativamente la loro vita ed esplodere in situazioni drammatiche.

 

CYBERBULLISMO & SEXTING 
Il Cyberbullismo e il Sexting rappresentano una violazione dei diritti umani – stando alla definizione di Action Aid – e sono fenomeni in aumento nel nostro Paese, secondo il rapporto Censis 2016. 

Dai dati emerge che il 52,7% degli studenti tra 11 e 17 anni nel corso dell’anno ha subito comportamenti offensivi, non riguardosi o violenti da parte dei coetanei.

Sulla rete, poi, le ragazze hanno la peggio sui ragazzi. Il cyberbullismo secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza colpisce 1 adolescente su 10 tra gli 11 e i 13 anni. 

Le femmine sono ancora le vittime predilette dai cyberbulli (70%). Quando il cyberbullismo è a sfondo sessuale si parla di sexting e anche qui i dati sono allarmanti: sempre secondo l’Osservatorio, fin dagli 11 anni di età la tendenza degli adolescenti è quella di scattarsi selfie intimi e senza vestiti e inviare le immagini o i video nelle chat.

Ciò che desta preoccupazione è l’età dei ragazzi coinvolti, sempre più bassa: sono infatti il 6% dei preadolescenti dagli 11 ai 13 anni, di cui il 70% sono ragazze, che praticano il sexting e circa 1 adolescente su 10, dai 14 ai 19 anni. 


I NATIVI DIGITALI
I bambini e gli adolescenti di oggi sono nati e crescono in una società in cui internet e le nuove tecnologie fanno parte della vita della maggioranza degli individui. Gli adolescenti, definiti “nativi digitali”, si destreggiano con grande facilità nell’utilizzo delle nuove tecnologie a differenza di molti adulti che sono spesso diffidenti verso tali mezzi.

Tale capacità, che spesso è limitata ai social o ai videogiochi, non può tuttavia dirsi sufficiente per un uso consapevole, per questo è necessaria la guida degli adulti, i quali posseggono maggiori strumenti per comprendere la realtà circostante. L’utilizzo della rete infatti, se non mediato da soggetti adulti competenti, sottopone le nuove generazioni a potenziali pericoli.


Per sviluppare nei giovani le competenze emotive, cognitive e sociali indispensabili per costruire relazioni significative sia on-line che off-line è necessaria la collaborazione di tutte le agenzie educative.

Vi è una scarsa consapevolezza circa la gravità del fenomeno da parte degli adulti; molti di essi tendono infatti a minimizzare la serietà e le pesanti conseguenze di tali comportamenti affermando che questi fenomeni esistono da tempo. Se questo in parte è vero, gli aspetti peculiari del cyberbullismo fanno sì tuttavia che gli effetti sulle vittime siano molto evidenti soprattutto sul piano emotivo.

 

Dalle ricerche emerge che il 56% dei genitori di minori che hanno subito atti di cyberbullismo non ne è consapevole, esclude che possa essere accaduto o pensa che debba cavarsela da solo. Per il tipo di violenza subita, la confusione e il senso di colpa provati portano le vittime a chiudersi in se stesse e a pensare di dover uscire da sole dalla situazione. Accade però, così facendo, che si ritrovano in un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Il dialogo e l’osservazione di alcuni segnali possono essere gli strumenti migliori che i genitori possono utilizzare.

 

UN MONDO VIRTUALE IN CUI PROVARE A COSTRUIRE LA PROPRIA IDENTITÀ
Il compito principale dell’adolescenza è la costruzione della propria identità. Alla fine di questo lungo periodo i ragazzi diventeranno adulti, autonomi, indipendenti e saranno in grado di prendere decisioni e assumersi le proprie responsabilità.

Galimberti (2007) spiega che il gioco in cui è impegnato l’adolescente è tra il non sapere chi si è e la paura di non riuscire ad essere ciò che si sogna; ciò richiede da parte dell’adulto un’attenzione costante.

La società di “ieri” era consapevole di questa ambivalenza quindi marcava il passaggio alle diverse fasi attraverso specifici rituali, che si sviluppavano in una dimensione collettiva e ne alleggerivano il peso.

La società odierna, in cui i meccanismi di autorità sono deboli, crea confusione e arbitrarietà. Le scelte sono sempre più parziali, individualizzate e a volte rischiose. Ciò che assume valore all’interno di una singola famiglia non sempre coincide con il sistema valoriale del contesto di riferimento o con quello di altre famiglie.

La confusione e la mancanza di punti di riferimento crea difficoltà soprattutto nei ragazzi che rappresentano spesso l’anello debole della catena, proprio perché si trovano in una fase di cambiamento e di crisi intesa come separazione, scelta e giudizio. 
I comportamenti a rischio rappresentano quindi una possibile risposta di fronte alla crisi.

Danno la sensazione di affermarsi sulle paure che attanagliano l’adolescente; sono un modo per trovare una posizione riconosciuta.

Il mondo virtuale diventa quindi un terreno fertile per coloro che hanno difficoltà a livello identitario fisico, in quanto consente di fornire un’immagine positiva e vincente di sé.

 

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