I 5 DELITTI PIÙ EFFERATI DEGLI ULTIMI ANNI. ALLA RICERCA DELLA VERITÀ

IL DELITTO DI AVETRANA

 

Il 26 agosto 2010 la 15enne Sarah Scazzi scompare ad Avetrana: a confessare l'omicidio è lo zio Michele Misseri, ma il processo stabilità un'altra verità, forse ancora più atroce. 

 

Il delitto di Avetrana è stato il caso di cronaca che, forse più di ogni altro, ha attirato l’interesse dell’opinione pubblica negli ultimi anni.

Un delitto tutto consumato in famiglia, un intreccio mortale tra una ragazzina, sua cugina e i gli zii.

Una storia inquietante che ha visto moltissimi colpi di scena: la scomparsa di Sarah, un mese di ricerche, l’iniziale confessione di Michele Misseri che sembrava aver risolto il caso, poi le attenzioni che si sono focalizzate sulla figlia di Misseri e cugina di Sarah, Sabrina, il processo e la condanna all’ergastolo.

 

Sabrina è innocente?

Così risponde l’avvocato Velletri: «Abbiamo due innocenti in carcere e i colpevoli in giro».

Al plurale, perché in effetti, in questa storia dove «l’oltre ragionevole dubbio» richiesto dal Codice penale per ogni sentenza di colpevolezza non sembra tanto raggiunto, molti elementi fanno pensare che Sarah sia finita in un girone di mostri. Con una giustizia che né assicura, né rassicura…

 

Cosa dice la grafia di Michele Misseri e di Sabrina, della loro personalità? E la piccola Sarah, che cosa esprime la sua scrittura di giovane adolescente? E’ possibile capire dall’analisi della scrittura, chi con più probabilità ha mentito in questa vicenda e chi con più facilità ha la tendenza all’aggressività e alla violenza?

 

IL DELITTO DI PERUGIA

 

13.06.2019 - Sono passati 12 anni dall’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese in Erasmus a Perugia, uccisa la sera del primo novembre 2007: Amanda Knox torna in Italia.
La notte del 31 ottobre 2007 Meredith, in Italia per Erasmus, venne trovata cadavere il primo novembre 2007, uccisa con una coltellata alla gola, nell'appartamento dove viveva a Perugia in via della Pergola. 

 

La morte scuote l'Italia e, in breve, l'evoluzione della vicenda giudiziaria legata al delitto, diventa una delle più controverse degli ultimi anni. Tra investigazioni, colpi di scena, analisi del DNA di particolari trovati sul luogo del delitto passano otto anni. Novantasei mesi per arrivare a un verdetto definitivo, in un excursus giudiziario che arriva, passando di sentenza in sentenza, all'ultima istanza di giudizio: la Cassazione. Venne così, assolti irrevocabilmente Amanda Knox e Raffaele Sollecito, condannato in via definitiva con rito abbreviato il cittadino ivoriano, ormai trentaduenne, Rudy Guede «in concorso con ignoti».

 

“Vengo da donna libera” - Amanda Knox, 15 giugno 2019, Festival della Giustizia di Modena


Cosa dice la grafia di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, della loro personalità?

E’ possibile capire dall’analisi della loro scrittura, chi con più probabilità ha mentito in questa vicenda e chi ha maggiore potere di manipolazione e di influenzare l’altro?

 

OMICIDIO DI YARA GAMBIRASIO

 

Alle 18:44 di venerdì 26 novembre 2010 la tredicenne Yara Gambirasio viene vista all'interno del centro sportivo di Brembate di Sopra, dove si allena in ginnastica ritmica. Le telecamere di sorveglianza del centro sportivo erano tutte fuori uso.

La sua casa dista 700 metri dalla palestra, ma la ragazza non vi arriverà mai, poiché le sue tracce vengono perse poco dopo. Alle 18:47 il suo telefonino viene agganciato dalla cella di Mapello, a tre chilometri da Brembate Di Sopra.

 

Il caso ha assunto una grande rilevanza mediatica, oltre che per la giovane età della vittima, anche per l'efferatezza del crimine e per diversi avvenimenti peculiari verificatisi nel corso delle indagini, come l'arresto e il successivo proscioglimento di un primo sospettato, le circostanze del ritrovamento del corpo e le complesse modalità per l'individuazione dell'omicida. Il relativo procedimento giudiziario si è concluso il 12 ottobre 2018 con la definitiva condanna all'ergastolo pronunciata nei confronti di Massimo Giuseppe Bossetti, riconosciuto come unico colpevole. L'aula era gremita e tra le persone del pubblico c'erano alcuni sostenitori di Bossetti che hanno esposto in piazza Cavour a Roma, sede della Corte di Cassazione, uno striscione con la scritta: "Vogliamo la verità. Bossetti innocente"

Che cosa esprime la grafia di Massimo Bossetti della sua vita apparentemente felice e senza “macchie”? Chi è veramente Massimo Bossetti, dietro a quello sguardo di ghiaccio?

La sua scrittura è così limpida come i suoi occhi azzurri?

O si nasconde una personalità complessa e di difficile interpretazione?


OMICIDIO DI LIDIA MACCHI

 

Alla fine degli anni Ottanta l’omicidio di Lidia Macchi ha sconvolto l’Italia intera lasciando una serie di questioni aperte per lungo tempo. La vittima era una ragazza di venti anni che studiava Legge all’Università Statale di Milano. Il 7 Gennaio del 1987 il suo corpo senza vita fu ritrovato nel bosco di Cittiglio, in provincia di Varese: dopo l’autopsia fu constatato che la ragazza due giorni prima era stata violentata e poi uccisa con 29 coltellate. Il caso acquistò subito interesse nazionale ma è rimasto irrisolto fino al Giugno del 2015: dopo quasi trent’anni dall’omicidio il sostituto procuratore generale di Milano Carmen Manfredda ha riaperto le indagini che hanno portato all’arresto di Stefano Binda.

 

Milano, 19 luglio 2019 
 «Ho saputo che quella lettera era un elemento dell’accusa contro Binda. Il segreto mi stava lacerando l’anima. Ho scritto io la lettera in morte di un’amica». Nella deposizione attesissima dell’avvocato Piergiorgio Vittorini, al processo d’appello per l’omicidio di Lidia Macchi, si riportano le parole del presunto autore dell’epistola chiave del processo. La prosa anonima e poetica in morte di un’amica viene recapitata alla famiglia Macchi il 10 gennaio, poche ore prima dei funerali di Lidia. Viene subito attribuita all’assassino. È uno degli assi portanti, la prova fondante, della condanna all’ergastolo di Stefano Binda, per tre anni compagno di liceo classico di Lidia e come lei militante di Comunione e Liberazione. 

Binda ne ha sempre negato la paternità, la perizia l’attribuisce invece alla sua mano…

Stefano Binda è stato assolto in secondo grado con formula piena, per non aver commesso il fatto.


La perizia grafologica sulla lettera è davvero attribuibile alla mano di Stefano Binda o si è trattato di un errore?

Qual è il valore di una perizia grafologica in un processo così complesso, a distanza di così tanti anni?
Dal contenuto della lettera è inoltre possibile stilare un profilo della personalità dell’autore?


IL CASO JEAN-CLAUDE ROMAND


Jean-Claude Romand, dopo 26 anni di prigione, il finto medico tornerà libero tra pochi mesi.
Sterminò l’intera famiglia per non far scoprire una vita di bugie. Condannato all’ergastolo, gli è stata concessa la libertà vigilata. Carrère raccontò la vicenda nel libro «L’avversario» (2000) e ne è stato tratto anche un film con Daniel Auteuil, Géraldine Pailhas, François Cluzet (2002).

Un piccolo fuori programma di una vicenda surreale, un uomo che per più di 20 anni ha mentito a tutti. No, non era un medico dell’organizzazione mondiale della sanità; no, non era un uomo ricco; no, non era un uomo senza “macchia”…ma sì, ha ucciso sua moglie, i suoi due figli, il cane, e i suoi genitori, in un lampo…e ancora prima si sospetta abbia ucciso il suocero…perché la verità stava venendo a galla…e il suo piccolo grande mondo stava per crollare…

 

Sono le quattro del mattino, dell’11 gennaio 1993, nella tranquilla cittadina di Prévessin-Moëns, nel paese di Gex (Ain), quando risuona la sirena dei vigili del fuoco. I pompieri si dirigono verso la casa dei Romand, il cui tetto è avvolto dalle fiamme. Dentro, trovano i corpi senza vita di Florence, la madre, 37 anni, e dei bambini, Caroline, 7 e Antoine, 5. Jean-Claude, il padre, è incosciente, ma il suo polso batte ancora. Viene portato all’ospedale. A circa 75 km di distanza, a Clairvaux-les-Lacs (Giura), più tardi nel corso della giornata, i corpi dei genitori di Jean-Claude, Anne-Marie e Aimé, vengono trovati nella loro casa crivellati di proiettili. Subito, i sospetti si rivolgono a Jean-Claude Romand. Riavvolgendo il nastro della vita di questo brillante ricercatore presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), marito ideale e padre modello, la polizia scoprirà l’impensabile.


Quest’uomo, 38 anni al tempo dei fatti, ha mentito su tutto per anni: non è un medico e ha truffato la sua famiglia e i suoi cari. Condannato all’ergastolo nel luglio 1996 per omicidio, tentato omicidio, incendio doloso, Jean-Claude Romand ha trascorso 25 anni in prigione. Giovedì 25 aprile 2019, la Corte d’appello di Bourges (dipartimento dello Cher) gli ha concesso la libertà condizionale, dopo un rifiuto in febbraio. Dalla prima menzogna, durante gli anni di scuola a Lione, al quintuplo omicidio, il caso Romand è uno degli eventi di cronaca nera più significativi della fine del XX secolo.

Tutti gli psichiatri e psicologi che lo hanno curato in questi lunghi anni di carcere sono unanimi nel dire che nessuno riesce a conoscere davvero chi è quest’uomo. Non vi sono segni particolari di psicopatologie in lui. 


La personalità di Jean-Claude Romand rimane un mistero ancora oggi.
Che cosa ci dice di lui la sua grafia? 
Jean-Claude Romand: un folle incapace di intendere e volere o un uomo dalla lucida follia?

 

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